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Venerdì 30 gennaio la prof. Elena Auricchio ha tenuto una lezione sulla didattica del fumetto nell'ambito del corso condotto da Fabrizio Chello Di Mare all'Università Suor Orsola Benincasa . Ha raccontato dell'esperienza di portare nelle sue classi "Come il Titanic" e delle storie di Lopez , di Innai e Federo Trofo e di Antonella Selva e dell'effetto che questo percorso ha avuto sugli studenti!
Scarica la slide presentata dalla prof.ssa Elena Auricchio
Per l'anteprima del libro clicca sulla copertina "COME IL TITANIC".
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Napoli, l’ultimo venerdì di gennaio, aveva un cielo intensamente grigio, eppure, mentre mi spostavo in macchina per raggiungere l’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa, mi sembrava che tutto andasse per il meglio e anche il tergicristallo che si muoveva davanti ai miei occhi mi ritmava i battiti… E sì! Ero tanto emozionata! Ero stata invitata a tenere una lezione sulla didattica del fumetto nell’ambito del Corso Didattica speciale. Approccio metacognitivo e cooperativo, rivolto ad aspiranti insegnanti di sostegno. Mi ero messa in borsa come il Titanic, la chiavetta USB con le slide che avevo preparato e avevo chiara in mente una sfida: tenere alta l’attenzione dei 300 corsisti cercando di farli entrare con me in classe prima, sul web dopo. Volevo che sentissero quanto analizzare le storie a fumetti tratte dal Titanic avesse significato per me, per gli autori e soprattutto per i miei studenti. E quanto proporre il fumetto come materiale didattico potesse diventare una strategia vincente per rendere la classe un luogo di confronto, di apertura e un luogo di inclusione per gli studenti con disabilità. Come il Titanic , infatti, era stato inserito nella mia programmazione dell’anno precedente nel modulo su La peur (la paura) e aveva prodotto una tale onda di emozioni da cambiare la percezione stessa delle ore di lezione. Qualche settimana fa, la mia quinta, che l’anno scorso era salita con noi sul Titanic, mi ha chiesto espressamente: «Prof, possiamo fare una delle sue lezioni “speciali”… perché abbiamo bisogno di liberarci da un carico di ansia notevole?!». Sono entrata in Aula Magna, fortunatamente non ancora gremita, e ad accogliermi c’era un caldo avvolgente e il dott. Fabrizio Chello, insegnante del corso (a cui dico ancora grazie!). La sua introduzione mi ha dato il tempo di tenere a bada i battiti cardiaci e di cogliere gli sguardi degli insegnanti in aula. Ed eccomi. Tocca a me! Snocciolo quindi pian piano i punti delle slide… Il fumetto come materiale didattico si sofferma su alcuni dettagli delle foto scattate durante la lezione tenuta su La valigia di Lopez l’anno scorso in quinta A, sul valore del fumetto in quanto arte sequenziale che abbina immagine e testo. Spiego che il libro Come il Titanic , nato dalla sinergia tra i Cantieri Meticci e i fumettisti di Expris Comics nell’ambito di un più ampio progetto di inclusione sociale, sia entrato nella mia programmazione curricolare e di come il tema del naufragio declinato nelle tre storie abbia aperto prospettive pluridisciplinari e metadisciplinari inaspettate (di ogni storia ho rimarcato i punti di forza)!
Alzando lo sguardo vedo i docenti prendere appunti o fotografare le slide. Racconto ora le varie fasi delle lezioni soffermandomi sul circle time , autentico momento di liberazione in cui proprio gli alunni che di solito giocano un ruolo meno attivo diventano protagonisti con i loro apporti personalissimi e sorprendenti. Mi prendo solo qualche altro minuto per raccontare come tutto questo abbia avuto un’espansione sul web (racconto degli articoli pubblicati su Il Girovago e della condivisione su Facebook con l’interazione in tempo reale tra gli alunni e gli autori) e dell’approdo in Sala Borsa al momento dell’inaugurazione della mostra (tenutasi dal 28 maggio al 21 giugno 2014) e sento che è il momento di dare loro la parola per il dibattito.
Molti gli interventi dei docenti: c’è chi racconta di un’esperienza in cui l’idea di “smontare” i meccanismi che tengono gli studenti inchiodati ai banchi e a ruoli passivi sia stata superata da una visione assolutamente analoga alla mia. C’è chi domanda consigli sulla ricerca del materiale per intraprendere questo nuovo approccio cooperativo. Chi si sofferma e chiede chiarimenti sugli aspetti tecnici delle lezioni (dal tempo necessario alla lettura delle tavole, alla lingua usata nelle varie fasi, alla modalità di valutazione delle performance).
Penso: «E se invece avesse ragione proprio l’ultima docente? Se in classe, tra le proposte di libri di testo da analizzare, arrivassero anche delle storie a fumetti… Non sarebbe davvero il primo passo per provare a cambiare prospettiva?». Prof.ssa Elena Auricchio |
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